Come un albero
Ordine e imperfezioni delle cose della natura: quello che c’è fuori è lo specchio di ciò che abbiamo dentro
“Ci abbracciamo- Vasco Brondi”
Inverno, primavera, estate, autunno, inverno.
La luce del mondo ha compiuto un giro completo.
Sulla volta di pietra che fa da ingresso alla nostra cucina il calendario sta per esaurire i suoi giorni, lo osservo ogni volta di rientro da qualche lavoro, come se dovesse dirmi qualcosa.
Se non avessi avuto con me un promemoria scritto dei giorni che passano, forse, quest’anno mi sarei persa.



A questo pensavo in uno dei tanti tragitti percorsi tra la casa e il bosco: le galline mi corrono incontro, riconoscono il suono della mia voce, ci salutiamo. C’è un amore difficile da descrivere, soprattutto se si tratta di animali non convenzionali.
Così li chiamano nei centri veterinari, come se esistessero categorie di animali di serie A o di serie B. Stringo le spalle, non capirò mai.
Supero il torrente, mentre torno verso la cascina, alzo lo sguardo, come mi capita di fare quando tutto corre troppo rapido.
Alzo lo sguardo, allargo le braccia, respiro.
Come un albero.
Mentre quel pensiero è ancora lì che si insinua, qualcosa risponde chiaramente.
No, non mi sarei persa.
Ho dentro di me lo stesso ritmo dei giorni fuori: l’ordine e le imperfezioni delle stagioni.
La pace della primavera, l’entusiasmo dell’estate. Ho con me la quiete delle foglie d’autunno, il rigore e la fantasia dell’inverno.
Non c’è bisogno di calendari per seguire questo tempo.
C’è qualcosa che non posso spiegarti del mio vivere qui, ma posso provarci.
Mi nutro della luce dorata nei primi giorni di novembre, del suo sole pallido che smussa gli angoli, dell’oro e del fuoco che descrive le chiome degli alberi, l’incendio di certi tramonti di gennaio, che insieme agli ultimi raggi sembra riuscire a sottrarre anche un po’ dei nostri contorni.
Tutto questo mi basta per restare spesso in silenzio e non cercare parole.
Poi esattamente come certe piogge torrenziali, le parole tornano tutte insieme, concrete e dense. Solo per dirmi che ci siamo mancate.
È un equilibrio potentissimo che mi tiene insieme, come un albero radicato alla terra, con piedi ben saldi e la mente libera di vagare tra nuvole e cielo.
(amate e fate quello che volete)
Vasco Brondi - Ci abbracciamo

Cosa è successo, cosa accadrà
Se penso a questo anno appena trascorso, penso all’orto invernale.
La sua grazia è qualcosa che premia gli occhi di pochi.
Più facile è innamorarsi dei colori accesi, dei toni e dei sapori facili della primavera o dell’estate.
Un po’ come per le persone più timide, l’inverno richiede voglia di profondità e quello sforzo in più per accorgersi della sua bellezza.
In queste ore molti di noi sono impegnati a dare una definizione a questo passato prossimo che sta per finire, alla ricerca di un evento eclatante che ci possa far sentire all’altezza di tutte le storie grandiose che si leggono un po’ ovunque.
Come se il nostro esistere fosse meno importante senza qualche momento di gloria o qualche traguardo economico di cui fare vanto.
Quando leggo tutte queste storie l’unica cosa che vorrei fare è fermarmi, aprire le braccia e assomigliare a un albero.
Restare lì ferma nel paesaggio, senza necessariamente aver bisogno di dare un senso alla diversità che mi circonda, ma scegliendo di farne parte con un’ identità e un senso di comunità ben definite.
Sono accadute tante cose quest’anno, molte non le ho sapute dominare, altre si sono trasformate in enormi opportunità per ricominciare. In natura la chiamano capacità di adattamento.
È una pratica che sto ancora imparando, quella di concentrarmi su ciò che ho, senza perdere troppo tempo a lamentarmi di quello che manca e questo è un po’ l’augurio che faccio a ognuno di voi: liberatevi del superfluo, valorizzate la vastità di fortune che già avete tra le mani.
Siamo fortunate, siamo fortunati, mai come in questi anni me ne sono resa conto.
E, se possibile, continuate a indignarvi per chi questa fortuna non ce l’ha: un mondo senza un senso di comunità è un mondo senza futuro.
Un abbraccio,
Manuela
Insalata delle cose riuscite male
Tanti piccoli cuori di radicchio (quelle rovinati esternamente dall’umidità eccessiva dell’orto)
Una zucca butternut altrettanto piccola (di quelle che poteva andare meglio, ma ti voglio bene lo stesso)
Qualche ciuffetto di cardamine hirsuta
Olio extravergine
Pepe nero
Aceto di mele
Senape forte
Uova fresche (possibilmente di galline considerate come animali di serie A)
Sale in fiocchi
Olio all’aglio orsino (ne parlavo già qui)
Crostini di pane alla salvia
Lava e taglia finemente la zucca con la sua buccia, scalda un filo d’olio e fai rosolare a fuoco vivo, insieme a un pizzico di sale e pepe nero.
Nel mentre prepara una falsa vinaigrette: mescola un cucchiaio di senape, con un cucchiaino di aceto di mele e olio evo, in questo caso ometti il miele, la zucca con la sua dolcezza compenserà la parte acida.
Tieni da parte la zucca, poi nello stesso tegame scalda un cucchiaio di olio all’aglio orsino e fai cuocere le uova.
Componi l’insalata con i cuori di radicchio, la zucca tiepida e i crostini di pane. Impiatta le uova, con la cardamine hirsuta, un filo d’olio all’aglio orsino e i fiocchi di sale.





Grazie la libertà, semplice e delicata. Grazie per portarmi nel tuo orto, tra le tue galline. Nell’aria fresca dei tuoi campi. Grazie per la tua bellezza, bella come un albero 🌳❤️